Non importa lo scenario, Kyiv va in scena. Come la cultura ucraina si prepara al 2026

Non importa lo scenario, Kyiv va in scena. Come la cultura ucraina si prepara al 2026


Nel programma del festival spunta Qualcuno come meuno spettacolo solista che la ballerina e regista Nina Khyzhna ha sviluppato per raccontare la città di frontiera di Kharkiv. Sulla base di interviste con persone provenienti toccate dalla guerra in diversi modi, l’artista ha unito parole e danza in una performance che interroga. Soprattutto perché va in scena mentre Trump porta avanti il suo presunto piano di pace.

Oltre che nei teatri più classici e noti, Kyiv ospita voci e arte anche altrove. Originali e forse più inaspettati, i progetti artistici che fioriscono in giro per la città sorprendono ed emozionano. Al Miskyi Theatre (Teatro della città), per esempio, le storie si raccontano attraverso passeggiate per la città e gli spazi pubblici. Quando non è possibile, anche sfogliando un libro di fotografie accompagnate da una voce narrante che rigenera un quartiere qualsiasi della città animandolo con le voci di chi vi abita. Il fotografo Dmytro Levytskyi lo ha fatto con Via Sichovykh Striltsivper esempio, sfruttando le sue passeggiate quotidiane in momenti di raccolta di immagini e audio poi composti in un album fotografico con colonna sonora.

Uno degli scatti che il fotografo Dmytro Levytskyi ha raccolto nella sua audiowalk per Miskyi Theatre

Marta Abbà/Wired Italia

Sfogliandolo si può provare a immaginare la quotidianità della guerra avvicinandosi alle esistenze che l’autore ha immortalato davanti alle vetrine dei negozi, nei caffè e al mercato, ai semafori. Finché non si indossa la cuffia e non si accarezzano le pagine patinate, è difficile credere che questa esperienza a tavolino sia immersiva. Ma lo è.

Rave, tra resistenza e rigenerazione

Dalle storie intime di quartiere, il percorso attraverso la Kyiv che resiste e si reinventa conduce verso il distretto industriale di Podil. Qui, in un enorme ex birrificio del Diciannovesimo secolo sopravvissuto a due guerre mondiali, si nasconde ∄ (simbolo matematico che significa “non esiste”). Dietro questo nome paradossale c’è un club di musica tecnouno degli esempi più concreti di quella capacità di adattamento e rigenerazione di cui parla Sheiko. Mattoni rossi e colonne di pietra dell’architettura originale sono diventati la cornice di una trasformazione sia artistica, che culturale e sociale.

Quando ha aperto nel 2019, ∄ – conosciuto anche come Kyrylivska 41 o K41 – era l’unico club dedicato alla comunità queer della capitale, punto di riferimento per la scena techno e per chi cercava uno spazio di libera espressione. Il 24 febbraio 2022 quelle mura sono diventate rifugio per quasi 200 persone in fuga dai bombardamenti. Nastya Syradoieva, un membro dello staff, parla di “un po’ sicuro”, UN sicurezza relativa, precaria, ma necessaria. Nella tarda primavera del 2022 i gestori si sono interrogati nuovamente su cosa fare e la risposta è arrivata dalla comunità stessa. “Le persone hanno iniziato a ballare perché ne avevano bisogno raccontano – Abbiamo capito che non spettava a noi decidere se si potesse o no. Era la comunità a dover prendere questa decisione”.



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