Tra le 66 organizzazioni internazionali con cui gli Stati Uniti devono tagliare i ponti su ordine del presidente Donald Trump ce ne sono cinque che, nel lungo elenco pubblicato il 7 gennaio sul sito della Casa Biancanon saltano subito all’occhio ma che descrivono un ritirata nel dominio cyber.
Il terremoto nel mondo della diplomazia climatica è il più fragoroso, con l’addio, su tutti, alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Ossia a uno dei tre pilastri su cui si fonda la delicata e complessa concertazione internazionale per salvare il pianeta. Trump è notoriamente contrario ai vincoli degli accordi sul clima. Un conto, però, è smontarli a parole. Altro è abbandonare il tavolo dove si negozia. Sapendo che oltre alla poltrona si tagliano risorse economiche e reti di relazioni che mettono a repentaglio l’esistenza stessa delle organizzazioni.
Il centro contro le minacce ibride
Tra queste, dicevamo, ve ne sono cinque meno note al grande pubblico. Ma il cui abbandono tratteggia, in chiaroscuro, le priorità della seconda amministrazione Trump quando si parla di Europa, di libertà di internet e di sicurezza informatica. Prendiamo, per esempio, il caso del Centro d’eccellenza europeo per il contrasto alle minacce ibride. Ossia tutte quelle modalità di attacco per destabilizzare uno statoche vanno dal sabotaggio cyber alla disinformazione, dalle operazioni condotte contro infrastrutture critiche a quelle affidate a mercenari per nascondere la mano dello stato che le commissiona.
È l’11 aprile 2017, presidente degli Stati Uniti è lo stesso Donald Trump e Washington è tra le nove capitali che sottoscrivono la creazione di un centro che, come obiettivo, studiare le forme di minaccia ibridacapire come contrastarla e coordinare esercitazioni comuni. Nato da un’idea della Commissione europea, l’ente vede, tra i nove stati fondatori, anche Finlandia, Svezia, Regno Unito, Lettonia, Lituania, Polonia, Francia e Germania e Stati Uniti, oggi 36 tra paesi europei o della galassia Nato.
Negli anni il centro si è concentrato a seguire le briciole di pane che conducono a mani russe o cinesi dietro operazioni di disinformazione, destabilizzazioni o propaganda politica contro il blocco dell’Alleanza atlantica. Ma anche ad approfondire il rafforzamento di Mosca e Pechino in ambito cyber. O a smontare la propaganda del Cremlino contro l’Ucraina. Non è un caso che la maggior parte dei paesi fondatori in Europa si trovi sulla faglia di confine con la Russia. Vista con la consapevolezza del giorno dopo l’addio della Casa Bianca, colpisce l’attenzione riservata dal centro alle minacce nell’Articodato che nell’ultimo anno il principale fattore di destabilizzazione degli equilibri occidentali nell’area è proprio Trump.
Spazi vuoti in Ucraina e sulle libertà digitali
Washington abbandona anche il Centro per la scienza e la tecnologia in Ucraina. Istituito nel 1993 per dare un lavoro a ingegneri nucleari, tecnici e scienziati coinvolti nei programmi atomici militari dell’Unione sovietica e lasciati a spasso dopo il suo collasso. A fondarlo ci sono gli Stati Uniti, l’Ucraina, il Canada e la Svezia. Da allora il centro ha cambiato pelle. Oggi vi partecipano anche Georgia, Moldavia, Uzbekistan e Azerbaijan e, prima a causa dell’invasione russa della Crimea e, successivamente, della campagna contro l’Ucraina nel 2022, il centro ha concentrato il suo lavoro sulla prevenzione dei rischi di attacchi chimici, batteriologici e nucleari.
