Chi è Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela da mesi senza accuse

Chi è Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela da mesi senza accuse


Si trovava in un carcere di Caracas dal 15 novembre 2024, con l’accusa del tutto infondata di cospirazione. Dopo 423 giorni di detenzioneil 12 gennaio 2026 Alberto Trentini è stato liberato.

Alberto Trentinioperatore umanitario veneziano, quando è stato fermato in Venezuela, lavorava per la ong Umanità e inclusione impegnata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità, si trovava nel paese sudamericano dal 17 ottobre 2024. Fin da subito aveva notato un clima ostilecome riferito da lui stesso a un collega. Il 15 novembre, mentre si recava per lavoro dalla capitale Caracas a Guasdualito, nel sudovest del Venezuela, è stato arrestato insieme all’autista della ong che lo accompagnava.

Lo sviluppo del caso Alberto Trentini

La liberazione dopo oltre un anno di prigionia

È stato tutto così improvviso. Inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia. Ci hanno trattato bene. Non ci hanno torturato. Anche il cibo era sufficiente“. Sono queste le prime parole rilasciate da Alberto Trentini una volta arrivato all’ambasciata italiana a Caracas dopo la liberazione avvenuta insieme a Mario Burlò. I due connazionali sono stati scarcerati nella notte tra l’11 e il 12 gennaio 2026, pochi giorni dopo la liberazione degli altri italiani Luigi Gasperin e Biagio Pilieri.

L’operazione è il risultato di una distensione da parte di Delcy Rodriguez, ex numero due del presidente Maduro, arrestato dagli Stati Uniti lo scorso 3 gennaio e attualmente in carcere a New York. “Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni. Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”, ha commentato la famiglia del cooperante.

La svolta della telefonata a maggio

Le informazioni sulla sorte di Trentini lo scorso maggio risultavano ancora scarse e frammentarie. L’avvocata della famiglia, Alessandra Ballerini, aveva riferito che nessuno, nemmeno l’ambasciatore italiano in Venezuelaaveva ancora avuto la possibilità di incontrare o parlare con Trentini. La legale aveva inoltre spiegato che l’uomo soffre di problemi di salute – tra cui l’ipertensione – e non dispone né delle medicine necessarie né di alcun genere di prima necessità.

La svolta è avvenuta il 15 maggio, a sei mesi dalla sua incarcerazionequando la famiglia di Alberto ha ricevuto una chiamata da parte del cooperante, come riferito da Repubblica. Trentini avrebbe rassicurato i familiari di essere in buona salute. Come riferito dal quotidiano, la telefonata non era inattesa, perché fin da subito la diplomazia nazionale si è messa in moto per poter ottenere contatti con il cooperante e la sua liberazione.

L’8 aprile la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva chiamato la madre di Alberto Trentini, Armanda Colusso Trentinicon la quale aveva rassicurato la famiglia che “il governo è al lavoro per riportarlo a casa”. Sul caso si erano già espressi il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano, ma la chiamata di Meloni alla famiglia di Trentini è un segnale importante di attenzione da parte dell’esecutivo. Ponte tra la genitrice e la presidente del Consiglio sarebbe stato il senatore veneziano di Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon. Alberto Trentini è, infatti, di origine veneziana.



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