Perché? E perché l’azienda passa alle minacce? Si domanda ancora il Commissario. “A Meta, Google, X e Twitch, ad esempio, sono state comminate multe milionarie per la diffusione di pubblicità del gioco d’azzardo. Tutti i procedimenti sono stati impugnati nelle sedi competenti nel rispetto dei ruoli. In un paese come il nostro, in cui la separazione dei poteri è ancora il pilastro dell’ordinamento, non servono minacce, tantomeno puntando il dito sull’emblema del rispetto e della pace: le Olimpiadi“.
E Capitanio non manca di dare una stoccata anche a come è stata gestita l’operazione dall’azienda: “Cloudflare si è dotata di un collegio difensivo di primissimo ordine per interloquire con Acgom e con i giudici. E ci è riuscita bene, tant’è che il Consiglio di Stato, con una recente ordinanza, ha imposto ad Agcom di dare accesso a Cloudflare a tutti i documenti riguardanti i quindicimila siti pirata ospitati sull’infrastruttura della societàper cui è stata in seguito sanzionata. Ora che tutto è ancora più chiaro, vedremo nei fatti chi protegge la rete e (anche) le aziende americane e chi, magari involontariamente, aiuta chi le saccheggia”.
Messaggio che si conclude con un invito finale: “La vinciamo insieme la medaglia d’oro contro la pirateria e i narcotrafficanti della rete, mister Prince?”.
Per la commissaria Giomi, “Piracy Shield accentua lo squilibrio”
Di diverso parere la commissaria Elisa Giomi che oltre a prendere le distanze dalla specifica sanzione ricorda di essere stata da sempre contraria all’intero procedimento che ha portato alla nascita del Scudo di pirateria pur specificando di non condividere neppure “la concezione di tutele e regole, per quanto perfettibili, come inutili fardelli”.
Nel guadare il bicchiere mezzo pieno, Giomi evidenzia che “in ogni caso tra chi ci vede una svolta nella lotta alla pirateria e chi un preoccupante salto di qualità verso blocchi infrastrutturali sempre più automatici, il provvedimento ha riaperto un confronto importante che merita meno tifoserie e più metodo”. E prosegue: “Condivido l’obiettivo di colpire l’uso non autorizzato di contenuti protetti da copyright, ma la sanzione a Cloudflare appare tecnicamente e giuridicamente fragile. L’ordine su Dns e instradamento verso Ip, in un’architettura con Ip condivisi espone a rischio di overblocking e interruzioni di sicurezza senza tempi noti di ripristino. A monte, Scudo di pirateria accentua lo squilibrio”.
Va rivisto il metodo partendo da proporzionalità, garanzie e sostenibilità operativa
E quale sarebbe il metodo? Quattro le questioni da affrontare secondo la commissaria partendo da una discussione su proporzionalità, garanzie e sostenibilità operativa. Prima di tutto “se l’enforcement si estende verso servizi infrastrutturali come Dns pubblici, Cdn o altri intermediari tecnici, il tema non è se i fornitori possano avere un ruolo nel contrasto ai contenuti illeciti ma come evitare criteri troppo larghi che finiscano per trascinare nella rete anche usi pienamente leciti. Un’infrastruttura molto diffusa può comparire spesso anche nei contesti illeciti, ma questo non dovrebbe tradursi automaticamente in obblighi applicati in modo indistinto”.
