Stare a tavola con altre persone per pranzare, cenare o festeggiare un’occasione speciale contribuisce a migliorare l’umore e la qualità della vita. No, non è (solo) un luogo comune. Diversi studi, condotti negli ultimi decenni, hanno approfondito io benefici sulla saluto fisica e mentaleoltre che sul benessere generale e relazionale di adulti e bambini, legati all’abitudine di mangiare con gli altri.
Alcune ricerche suggeriscono, infatti, che le persone che condividono regolarmente pasti in famiglia seguono in media una dieta più bilanciata e hanno una minore probabilità di sviluppare un problema di obesità patologica. Gli studi che hanno indagato questi effetti sui bambini e sugli adolescenti mostrano, inoltre, che mangiare spesso in compagnia è associato a un consumo mediamente più elevato di frutta e verdura e a un minore apporto di zuccheri e bevande alcolicheoltre che a una riduzione dei disturbi del comportamento alimentare, dei problemi legati all’uso di sostanze psicoattive e alla tendenza a essere schizzinosi con il cibo, un atteggiamento che può comportare carenze sul piano nutrizionale.
I pasti in famiglia sembrano avere un’utilità anche dal punto di vista educativo: secondo alcune ricerche contribuiscono infatti allo sviluppo delle capacità relazionali dei più piccoli e costituiscono le principali occasioni in cui questi ultimi imparano le “buone maniere”, oltre che le tradizioni e i valori della loro comunità di riferimento.
Mangiare insieme serve a migliorare l’umore… ma lo facciamo sempre meno
Anche l’ultimo Rapporto sulla felicità mondiale (WHR) ha dedicato un capitolo al legame tra condivisione dei pasti, relazioni sociali e benessereanalizzando un ampio set di dati raccolti nel 2022 e 2023 da oltre 150.000 persone in 142 paesi e territori di tutto il mondo.
I risultati mostrano forti differenze a livello geografico: chi abita in America Latina e nei Caraibi consuma con altre persone una media di nove pasti a settimanamentre in diverse aree dell’Asia meridionale tale quota scende a quattrospecialmente in Giappone e Corea del Suddove la quantità di persone che mangia prevalentemente per conto proprio è in aumento.
In tutti i paesi, indipendentemente dall’età, dal genere e dalla provenienza, è stata riscontrata un’associazione positiva tra l’abitudine di pasteggiare in compagnia e la soddisfazione generale. Addirittura, la frequenza con cui si mangia insieme rappresenta un indicatore di benessere paragonabile al reddito o allo status occupazionale.
Chi mangia spesso con gli altri riferisce infatti stati emotivi mediamente più positivi e un tasso maggiore di connessione sociale. Si tratta, secondo gli autori del report, di un legame importante da approfondire con metodo scientifico negli studi di salute pubblicaperché la solitudine e l’isolamento sociale – problemi mediamente più diffusi tra le persone che mangiano spesso da sole – sono fattori associati, in media, a peggiori condizioni di salutoaspettative di vita più brevi e un benessere soggettivo più basso.
